
All’inizio del Novecento lo chiamavano “cicoria rossa”. Così il Radicchio di Verona faceva il suo ingresso nei mercati, venduto come “zermoii”: germogli preziosi che, nei mesi più freddi, coloravano e impreziosivano la tavola. Un ortaggio già allora inconfondibile: l’ovale slanciato, le foglie di un rosso scuro e profondo, solcate da nervature bianche come filigrana; la croccantezza decisa e quel piacevole amaro, più intenso nella varietà precoce, più morbido e dolce nel tardivo. Segni distintivi che lo caratterizzano.
Dietro a questo rosso elegante c’è un lavoro che non conosce stagioni. La semina tra luglio e agosto, il raccolto da ottobre a febbraio, poi la corsa dai campi della pianura veronese verso i mercati italiani ed esteri. Una produzione che impegna le aziende agricole tutto l’anno, scandendo il tempo e la vita dei territori tra Adige e Po.
Il Radicchio di Verona IGP custodisce anche un valore che supera il gusto: quello della salute. È uno scrigno naturale di minerali e vitamine — potassio, magnesio, fosforo, calcio, zinco, ferro, rame e manganese; vitamine del gruppo B, vitamina C, E e K. Depurativo, indicato per i diabetici e per le diete ipocaloriche, aiuta a combattere l’insonnia e, grazie alla ricchezza di antiossidanti e antociani, svolge un’azione antiage e di prevenzione dei rischi cardiovascolari.
A vigilare su questa eccellenza è il Consorzio del Radicchio di Verona I.G.P., custode della tipicità e garante della produzione secondo il Disciplinare, impegnato in un’intensa attività di promozione. Tra gli appuntamenti più suggestivi, la recente serata prenatalizia al Ristorante Olivo, in piazza Bra a Verona, dal titolo evocativo “La Magia in tavola. Cichorium intybus. Dal Medioevo a oggi nella pianura tra Adige e Po”. Un incontro in cui il gusto si è intrecciato alla cultura: dalle affascinanti conversazioni della professoressa Romana Caloi sulle radici romano-medievali di Verona, il suo slancio futurista e gli affreschi che hanno fatto da cornice all’evento, fino al racconto coinvolgente dello psicologo e antropologo Alessandro Norsa, tra erbe, pozioni, streghe, medichesse, storie e leggende popolari di varie regioni. A chiudere, l’intervento della presidente del Consorzio Cristiana Furiani, il tutto sotto la valente regia Claudia Enrica De Fanti.
In tavola, protagonisti assoluti gli antipasti e il risotto al radicchio, con una sorpresa capace di stupire: il panettone al radicchio, creazione esclusiva di una pasticceria della Pianura dei Dogi, simbolo di come tradizione e innovazione possano dialogare con successo.

Il viaggio del Radicchio di Verona continua. Il prossimo appuntamento è fissato per la 37ª Fiera del Radicchio Rosso di Casaleone, che ospiterà anche il 5° Festival della Poesia e il 3° Concorso fotografico, in programma venerdì 24 gennaio (regolamenti da richiedere a: info@prolococarpanea.it). Un’occasione per celebrare, ancora una volta, un prodotto che è identità, territorio ed emozione. www.radicchiodiverona.it
